L’ansia è un’emozione. Esattamente come la gioia, la tristezza, la rabbia, la colpa.

Le emozioni sono dei segnali con cui il nostro organismo ci fornisce informazioni circa il raggiungimento (es. gioia) o la compromissione (es. tristezza, vergogna) di uno scopo/obiettivo.

In questo caso l’ansia segnala al nostro organismo l’esistenza di un pericolo che potrebbe minacciare la nostra sopravvivenza.

E’ una risposta fisiologica automatica finalizzata alla sopravvivenza (è presente sia nell’uomo che nell’animale) e predispone l’individuo ad una reazione o di attacco o di fuga.

Nella specie umana l’ansia si traduce in una tendenza immediata all’esplorazione dell’ambiente, nella ricerca di spiegazioni, rassicurazioni e vie di fuga, nonché in una serie di fenomeni neurovegetativi come l’aumento della frequenza del respiro, del battito cardiaco (tachicardia), della sudorazione, le vertigini, ecc.. Tali fenomeni dipendono dal fatto che, ipotizzando di trovarsi in una situazione di reale pericolo, l’organismo in ansia ha bisogno della massima energia muscolare a disposizione, per poter scappare o attaccare in modo più efficace possibile, scongiurando il pericolo e garantendosi la sopravvivenza.
L’ansia, quindi, non è solo un limite o un disturbo, ma costituisce una importante risorsa, perché è una condizione fisiologica, efficace in molti momenti della vita per proteggerci dai rischi, mantenere lo stato di allerta e migliorare le prestazioni.

Esempio: se fossimo totalmente rilassati in situazioni quali un esame o una partita di tennis potremmo non dare il meglio!”.

Quando però l’ansia è ingiustificata o sproporzionata allora si può parlare di disturbo d’ansia o di ansia eccessiva: l’ansia eccessiva compromette ogni tipo di prestazione, perché la persona si concentra sui sintomi dell’ansia anziché sul compito, o sull’azione da fare prova l’impulso di fuggire e finisce solo per sbagliare più facilmente o per evitare di fare qualsiasi cosa.

Fanno parte della categoria dei disturbi d’ansia:

  • Disturbo di panico e agorafobia
  • Fobia specifica (aereo, spazi chiusi, ragni, cani, gatti, insetti, ecc.)
  • Disturbo ossessivo-compulsivo
  • Fobia Sociale
  • Disturbo post-traumatico da stress
  • Disturbo d’ansia generalizzato

Secondo i risultati della ricerca scientifica, la terapia cognitivo-comportamentale è la più indicata per i disturbi d’ansia e presenta un’efficacia uguale alla terapia farmacologia (A.P.A., 1998, OMS, ). Il trattamento cognitivo-comportamentale  fornisce al paziente strumenti e tecniche cognitive e comportamentali volte sia alla gestione efficace degli stati di ansia sia alla modifica di quei pensieri disfunzionali responsabili del mantenimento dei sintomi ansiosi.

Che cos’è

l panico consiste in uno stato di intensa paura che raggiunge il suo picco nel giro di circa dieci minuti, caratterizzato dalla comparsa, spesso inaspettata, di almeno quattro dei seguenti sintomi per un periodo ricorrente di almeno: palpitazioni, sudorazione, tremori, dispnea, sensazione di asfissia, dolore al petto, nausea, sensazione di instabilità e sbandamento, derealizzazione (ossia, la realtà esterna appare strana ed irreale) o depersonalizzazione (ad esempio, avere la sensazione di essere staccati dal proprio corpo), sensazione di perdere il controllo, impazzire o morire, parestesie (ad esempio, avvertire formicolii), brividi o vampate di calore.

Al disturbo di panico non di rado si associa una condizione psicopatologica chiamata Agorafobia. L’agorafobia è caratterizzata dall’ansia di trovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile (o imbarazzante) allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto, in caso di attacco di panico. I timori agorafobici riguardano tipicamente situazioni quali l’essere fuori casa da soli, l’essere in mezzo alla folla o in coda, l’essere su un ponte, viaggiare in automobile o con altri mezzi di trasporto (ad esempio, treni o autobus). In generale, la persona con agorafobia sembra particolarmente sensibile alla solitudine (intesa soprattutto come lontananza da persone o luoghi familiari), spazi aperti (quali ad esempio, le piazze), e situazioni costrittive (quali ad esempio, luoghi chiusi e angusti, o rapporti vissuti come troppo limitanti la propria libertà). Le situazioni temute vengono evitate (per es., gli spostamenti vengono ridotti), oppure sopportate con molto disagio o con l’ansia di avere un attacco di panico, e non di rado affrontate con la presenza di un compagno.

Spesso la persona colpita da attacco di panico prova infatti a contrastarlo mettendo in atto una serie di strategie (ad esempio, aumentando di proposito il ritmo della respirazione) o a prevenirlo (ad esempio, evitando certi luoghi o facendosi sempre accompagnare da un familiare). Queste manovre, tecnicamente conosciute con i nomi di evitamenti e comportamenti di sicurezza possono incidere negativamente sull’autostima, sull’umore nonché portare alla perdita di importanti occasioni lavorative e di socialità.

Come si cura

Il disturbo di panico e l’agorafobia sono condizioni molto diffuse e ben note a clinici e ricercatori. Nel trattamento del disturbo di panico con (o senza) agorafobia, la psicoterapia cognitivo-comportamentale ha dimostrato ampiamente e scientificamente la propria efficacia. Si tratta di un tipo di psicoterapia in cui paziente e terapeuta sono attivamente impegnati nella comprensione del problema e nella condivisione di obiettivi terapeutici concreti e verificabili.

Che cos’è

La fobia sociale viene definita come una “paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali o prestazioni nelle quali la persona è esposta a persone non familiari o al possibile giudizio degli altri” Vengono identificati due sottotipi principali di ansia sociale. Quella generalizzata e quella specifica.
L’ ansia generalizzata emerge in tutte le situazioni in cui l’individuo ha delle interazioni sociali (avere una conversazione, partecipare a feste, partecipare a dei gruppi): questa fobia è sicuramente un aspetto grave e limitante per la persona, che tende ad evitare via, via tutte le situazioni in cui entra in contatto con gli altri. L’altro sottotipo invece, l’ansia sociale specifica, è leggermente meno limitante, e si presenta come una paura che insorge in situazioni specifiche e definite (ad esempio parlare in pubblico). Nel 1993 Heimberg aggiunge alla distinzione tra ansia sociale generalizzata e ansia sociale specifica, l’ansia sociale non generalizzata. Fanno parte di questo terzo sottotipo tutti coloro che, pur soffrendo dei sintomi propri dell’ansia sociale, riescono ad avere comportamenti funzionali in almeno una delle seguenti aree: interazioni formali, interazioni informali, interazioni assertive, o l’essere osservati. I sintomi che si avvertono più frequentemente sono: tremori, palpitazioni, sudorazione eccessiva e rossore. Il respiro tende ad aumentare in modo repentino e si associa spesso a dolori allo stomaco, fino alla nausea o alla necessità di andare al bagno. Alcune persone al momento di parlare iniziano a balbettare, o ad avere la sensazione di una mancanza totale di controllo. A livello cognitivo infatti il soggetto avverte come un “vuoto mentale”, e un senso crescente di allarme e pericolo: si ha come la sensazione di essere al centro dell’attenzione altrui, cosa oggettivamente non riscontrabile, e si pensa che in quel preciso momento, gli altri intorno ci stiano osservando pronti a giudicare come siamo, cosa facciamo, come lo facciamo. Si innescano in questo modo una serie di immagini e pensieri negativi su come si evolverà la situazione, che non faranno altro che peggiorare il senso di allarme e di paura provato. La persona riesce a focalizzarsi esclusivamente sugli aspetti negativi della situazione, e non pensa ad altro che alla brutta figura che sta facendo. Ciò accade senza che il soggetto riesca ad esercitare nessun tipo di controllo su di sé, anche se può essere consapevole del fatto che tale reazione è del tutto esagerata. Il soggetto sviluppa in questo modo la volontà di evitare le situazioni in cui emergono tali sensazioni e tali pensieri sgradevoli: inizierà così a crearsi un vero e proprio “bozzolo” di protezione, che lo aiuterà sì a proteggersi dall’ansia, ma gli impedirà anche di fare nuove esperienze, di apprendere abilità e di smentire le proprie paure. La vita dei pazienti affetti da fobia sociale inizia dunque a diventare molto ritirata, benché essi difficilmente lo ammettano. (Turner, Beidel, e Cooley, 1984).
Si rafforzeranno con il tempo le convinzioni di non essere all’altezza delle situazioni, di essere una persona debole o incompetente, di non essere in grado di controllare i sintomi ansiogeni nelle situazioni sociali. Si rafforzerà dunque anche la certezza per il soggetto che di fronte a quei casi “l’ansia prenderà il sopravvento e tutti rideranno di lui”. Si arriva in questo modo ad un vero e proprio evitamento sia da un punto di visto cognitivo, sia da un punto di vista comportamentale ed emotivo.

Come si cura

La terapia cognitivo –comportamentale si rivela un trattamento d’eccellenza per la fobia sociale grazie alle tecniche comportamentali e di riattribuzione verbale di cui si serve che permettono al soggetto di modificare  il concetto, sviluppando strategie interpersonali efficaci e superando le situazioni temute e fino a quel momento evitate.

Che cos’è

“La paura è la cosa di cui ho più paura”

La caratteristica cognitiva dell’ansia generalizzata  è un sentimento persistente e ricorrente di preoccupazione, eccessivo e incontrollabile nei confronti del mondo esterno, di se stessi e dei propri cari.

I sintomi caratteristici sono quelli degli stati d’allarme, contraddistinti da una condizione psichica di generale attesa apprensiva, e da numerosi segni e sintomi fisici di attivazione vegetativa (hyperarousal).

Si possono presentare emicrania, palpitazioni, vertigini e insonnia, difficoltà a concentrarsi, tensione muscolare, irrequietezza. A questi sintomi, possono aggiungersi sintomi cognitivi quali ad esempio: sensazione di testa vuota, derealizzazione e depersonalizzazione. Possono esservi associati disturbi del sonno, come interruzioni o risvegli precoci: a volte i soggetti affetti si svegliano a metà della notte e rimangono in uno stato di tensione, riuscendo con difficoltà a riprendere il sonno. Lo stato costante di preoccupazione può riguardare anche il fatto stesso di essere preoccupati. Così può capitare che si mettano in atto tentativi di controllare i pensieri, e che questo accresca ulteriormente il numero di pensieri intrusivi. Nella speranza di ridurre lo stato costante di allarme e di preoccupazioni spesso si mettono in atto strategie che rinforzano e mantengono ulteriormente il disturbo: per esempio si possono evitare le situazioni che potrebbero generare preoccupazione oppure chiedere continue rassicurazioni a chi ci sta accanto sul fatto che le cose andranno bene.  Queste strategie, sebbene offrano un sollievo temporaneo ed immediato, finiscono per deteriorare gradualmente la qualità di vita e i rapporti interpersonali, minando alla base l’autostima e la fiducia nelle proprie capacità.

Come si cura

I trattamenti riconosciuti come più efficaci per la cura del disturbo d’ansia generalizzato sono la farmacoterapia e la psicoterapia.  Riguardo alla psicoterapia, da alcuni studi empirici risulta che nella cura del disturbo d’ansia generalizzato il trattamento cognitivo-comportamentale, effettuato sia individualmente che in gruppo, per l’utilizzo di strumenti e di tecniche volte alla gestione efficace dell’ansia sia più efficace di altri trattamenti (es. psicoterapia analitica).