Paura degli aghi, paura di volare, paura dei ragni, paura dei cani, paura del vomito.

Il DSM IV-TR definisce la fobia come una paura marcata e persistente di un oggetto o di una situazione particolare, paura decisamente sproporzionata al pericolo che tale oggetto – o situazione – può comportare. Il soggetto riconosce che la paura è eccesiva, e tuttavia è disposto a fare notevoli sforzi pur di evitare ciò che la provoca.
I sintomi sono talmente intensi da causare disagio o interferire con le normali attività sociali e lavorative della persona.

La fobia è dunque una paura irrazionale, sproporzionata e incontrollabile per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia e con cui gli altri si confrontano senza particolari difficoltà psicologiche.
Le fobie portano chi ne soffre ad evitare qualsiasi circostanza associata ad esse riscontrando negli evitamenti un sollievo temporaneo. In realtà gli evitamenti non fanno che rafforzare sempre di più la fobia stessa, riducendo notevolmente la qualità di vita ed evidenziando il senso di fallimento e di inefficacia personale. Chi ha la paura dell’aereo può trovarsi, ad esempio, a rinunciare a molte trasferte, e la cosa diventa imbarazzante se è necessario spostarsi per lavoro. Chi ha paura degli aghi e delle siringhe può rinunciare a controlli medici necessari o privarsi dell’esperienza di una gravidanza. Chi ha paura dei piccioni non attraversa le piazze e non può godersi un caffè seduto ai tavolini di un bar all’aperto e così via.

Numerose ricerche hanno dimostrato l’efficacia del trattamento cognitivo comportamentale nella cura delle fobie. Il trattamento, che può essere di breve durata (3-6 mesi)  è costituito da una prima fase di psicoeducazione: in cui si forniscono al paziente le informazioni relative al disturbo, alla sintomatologia che lo caratterizza, all’ansia ed alla sua funzione. Successivamente si utilizzeranno tecniche di gestione dell’ansia insieme a tecniche di ristrutturazione cognitiva che serviranno a modificare l’interpretazione che il paziente ha degli eventi. Infine, attraverso il metodo dell’esposizione graduale alla situazione temuta si cercherà di favorire nel paziente il superamento delle situazioni temute e il raggiungimento di un adeguato livello di controllo e di autonomia.